Sale convegni
Spazi autori
 In collaborazione con la Fiera Internazionale del Libro
• Lunedì 10  

HAI TU LE MIE ANCHE?

La comicità non è distrazione, divertirsi? E' concentrazione. C'è bisogno di sdrammatizzare. Chi l'ha detto? C'è bisogno di drammatizzare!".
E' in due righe la sintesi dell'incontro-lezione Avevo uno zio ironico: è morto! di Alessandro Bergonzoni per il pubblico della Fiera del Libro: pubblico che ha affollato la sala e goduto di una ampia ed esclusiva anteprima del nuovo spettacolo dell'autore.
Più sommesso il tono, più lento il ritmo della parola, più serio lui e divertente come sempre: "Perché devo parlare dell'uomo della strada? Non mi interessa. Vorrei parlare di quello che non c'è. Non so, dell'Ospedale dei Grandi Illesi, fai un incidente, non ti sei fatto niente, ti ricoverano lì, stai un'ora e poi vai a casa? Come spettatore necessito di stupefacimento, se non lo fa l'attore di stupirmi, chi lo fa? Non importa se non capisci. E' stata una notte bellissima, ma hai tu le mie anche?? Ida hai tu il mio alza-talloni? Vorrei cambiare la sequenza, arredare la mente in maniera differente? Arredamente?
In un salone come la Fiera del Libro, secondo Bergonzoni, è importante essere disturbati, essere impegnati, vedere anche "qualcosa che non capisci. Perché dobbiamo capire tutto subito?? Perché non andiamo alla ricerca di quello che non c'è? Non mi interessa fare la parodia del telefonino?. Meucci non ha inventato niente, il genio è stato quello che inventato il campanello? C'è bisogno di un lato C, di cose impossibili. Chi è che non è stanco della rotula sempre nel solito posto?? Vorrei cercare di non portare a casa niente di previsto?. Corvo Rosso non avrai il mio scialle? è un'anziana signora che litiga con un capo Apache una sera che fa freddo?".
"La comicità - afferma Alessandro Bergonzoni - dovrebbe servire a creare, a inventare, non ad andare contro. L'arte non tratta del contro. Non è che vado a un concerto di Bowie per far fuori quelli che vanno ai concerti di Baglioni? Sono contento, almeno in un posto come questo, come la Fiera del Libro, che la gente possa dibattere, parlare di questo argomento?. Esiste solo il comico in TV? non è vero, perché Benni esiste da anni? Voglio prendermi sul serio, voglio esagerare, andare oltre. Non voglio scherzare, perché col fatto che uno scherza, dice una cosa per scherzo? poi il gioco è finito".


Sala Gialla, Venerdi 07 Maggio, ore 19,00

• Lunedì 10  

«UNA TV DA RIDERE. RIDERE IN TELEVISIONE E DELLA TELEVISIONE»

Domenica, alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, si è svolto l'incontro "Una tv da ridere. Ridere in televisione e della televisione". Dino Aloi, Gian Paolo Caprettini e Alberto Gedda hanno presentato il volume"Una tivù da ridere: cinquant'anni di satira nella/sulla televisione" (Edizioni Ananke) di cui sono i curatori. Bruno Gambarotta, Gino & Michele e Aldo Grasso hanno parlato della comicità in televisione.
I tre curatori hanno raccontato mezzo secolo di tivù attraverso la lente della comicità, della satira, del fumetto. "E' un testo in veste visiva perché la satira è anche caricatura, è un fatto anche corporeo. La comicità in televisione è come la comicità di un piccolo teatro" Walter Chiari non voleva risate registrate, ma solo le risate di un pubblico vero. Solo così la comicità in televisione funziona. Il libro ha più di 400 immagini che sono state scelte su altre 2.200, alcune anche del 1953. Cinquant'anni di tv vista dai vignettisti, con un paio di pagine anche su autori internazionali". Bruno Gambarotta ha notato come si sia "passati dal copione alla scaletta e poi al libro. Alle origini, in televisione e alla radio era tutto scritto, era impensabile lavorare senza aver scritto un copione nei dettagli". Aldo Grasso si è detto "convinto che oggi i comici ricoprano una parte molto importante. Ognuno di loro rappresenta non solo uno sfogo, ma un modello di comportamento e insieme propongono tanti modelli di comportamento e ideologie diverse. Mi sento di dire che "Zelig"è un programma culturale". Gino ha raccontato come "uno show non studiato per la tv come "Zelig" abbia avuto inizialmente un'accoglienza tiepida da parte dei dirigenti della televisione. In realtà negli spettatori si è creata un'abitudine costante nei confronti di questo appuntamento. "Drive In", trasmissione simbolo degli anni Ottanta, aveva un nuovo ritmo, ne eravamo usciti cresciuti professionalmente, ma delusi dal punto di vista artistico, perché ogni scena veniva registrata anche venti volte, si cercava la perfezione assoluta. Riguardo a "Zelig" invece, un anno fa questo rapporto spontaneo tra comici e pubblico ci spaventava, perché temevamo di escludere gli spettatori. Ci sbagliavamo: loro non si sentono affatto esclusi, anzi, si divertono. L'altra sera abbiamo fatto ben nove milioni di spettatori". E Michele, di rimando, ha spiegato come si scopre un comico: "attraverso il tam-tam, a volte per puro caso, ma soprattutto succede contattando gli artisti che si pensa possano crescere, inglobandoli nei laboratori di "Zelig" dove la sera affrontano un pubblico pagante, che è il miglior giudice. Mi fa paura abbinare sempre e solo la comicità alla tv, la comicità ha altri sbocchi e altra dignità. La forza del nostro programma televisivo è data dall'esperienza che i nostri comici si sono fatta sul palco. Bisio, ad esempio, è un'ottima spalla e in più ha grande ritmo. Sono doti naturali, ci vuole un senso della comicità molto profondo".


Sala Gialla, Domenica 09 Maggio, ore 12,00

• Domenica 9   

LIBRI: COSA SUCCEDE IN CITTÀ?

Milano, Torino, Genova e Roma. Le tre città simbolo del triangolo industriale e la capitale si interrogano sul loro rapporto con il libro e la cultura come fattori di crescita. L'occasione è l'incontro La città per i libri. Libri per la città, al quale hanno partecipato Bruno Gabrielli, Salvatore Carrubba, Gianni Borgna, assessori alla Cultura rispettivamente di Genova, Milano e Roma, e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
A moderare il dibattito Rolando Piccioni, Segretario Generale della Fondazione per il Libro, ha invitato gli ospiti ad illustrare le coordinate delle politiche culturali dello loro amministrazioni.
Mette il dito sulla piaga l'assessore genovese Gabrielli: "I tagli della finanziaria certo non aiutano uno sviluppo della cultura e i pochi soldi non favoriscono gli investimenti". Nonostante queste difficoltà, la città della Lanterna ha lavorato in questi anni per onorare fino in fondo la carica di Capitale Europea della Cultura per il 2004. Per questo evento Genova si è rimessa a nuovo non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche con una serie di importanti manifestazioni. Gabrielli ha tenuto a sottolineare che gli interventi sono stati fatti in un'ottica di medio - lungo termine: "Ci siamo impegnati al potenziamento delle strutture fisse come i poli museali".
Il libro e la cultura godono di buona salute a Milano. Lo ha affermato l'assessore Carrubba: "Crediamo molto nel libro e nella sua diffusione, per questo siamo impegnati a potenziare le biblioteche comunali con l'intento di trasformarle da semplice luogo di consultazione a punto privilegiato di promozione della lettura".
Roma batte Milano 788 a 782. Esordisce con i numeri Gianni Borgna per indicare la crescita di piccoli e medi editori nella capitale. "Ma non lo faccio per sciocco campanilismo: questo dato ci dice che Roma è più che mai viva dal punto di vista culturale e, in particolare, per quanto riguarda la produzione libraria". Una vivacità che ha nell'ammininistrazione comunale uno dei principali catalizzatori: "Delle trentuno biblioteche di quartiere, quindici sono state aperte negli ultimi sette anni" ha affermato Borgna, sottolineando l'impegno a far arrivare i libri e la cultura in aree degradate della città: "Oggi anche un quartiere come Corviale ha la sua biblioteca, all'interno della quale c'è anche una libreria".
L'esperienze delle biblioteche di quartiere ritorna anche nell'intervento di Sergio Chiamparino: "Queste biblioteche sono nate nel 1975 con la giunta Novelli e sono ormai parte integrante della storia e del costume della città". Chiamparino, come Presidente in carica della Fondazione Fiera Libro, ha dichiarato: "In questa edizione abbiamo aperto un padiglione in borgo San Paolo, uno storico quartiere operaio, ma fino a vent'anni fa era impensabile un evento del genere in una città così legata alla sua struttura fordista". Ed ancora: "Una metropoli come la nostra che sta ridefinendo se stessa non può fare a meno di vedere nella cultura e nel libro un elemento fondamentale per favorire la nascita di una moderna identità e promuovere sviluppo e coesione sociale". In vista di un traguardo importante: la candidatura di Torino presentato all'Unesco a Capitale Internazionale del Libro 2006.


Sala Rossa, Domenica 09 Maggio, ore 14,30

• Domenica 9   

«I MIEI MOSTRI»: DINO RISI RACCONTA LA SUA VITA ATTRAVERSO GLI AFORISMI

Un ospite d'eccezione all'incontro ?Cinema & comicità. I Maestri? svoltosi sabato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino: Dino Risi, il più grande regista della commedia italiana. Risi è intervenuto per presentare il suo libro ?I miei mostri? edito da Mondadori. Ha condotto l'incontro Beppe Cottafavi, editor del volume ("Questo lavoro è stato l'episodio più divertente e coinvolgente della mia carriera di editor"), Marco Giusti, definito da Cottafavi "il più sensibile lettore del cinema italiano" e Gino Ruozzi, professore dell'Università di Bologna, presentato dal conduttore come "il massimo studente italiano della forma breve, l'aforisma, che appartiene al genere dell'ironia". Tra gli aforismi letti come esempio, eccone uno: "Non vediamo le cose come sono, ma come noi siamo".Cottafavi ha presentato il volume come "un romanzo - commedia all'italiana, un libro strano, non è un'autobiografia, non è un libro di cinema, è il libro del più lucido, cattivo, divertente, bravo, regista italiano".Ruozzi ha ricordato i tre anni cruciali, il 1961 in cui uscì ?La vita difficile?, il 1962 anno de ?Il sorpasso? e il 1963 de ?I mostri?, "un trittico straordinario sul boom economico. Nei primi anni Sessanta c'era un senso di rifiuto, di difficoltà e amarezza da parte dei letterati e dei registi. Ed è stata singolare questa amarezza in un momento in cui la società italiana stava vivendo un boom economico. Possiamo quindi dire che questo libro ci dà un ritratto dell'Italia di oggi e degli ultimi 50 anni".Dino Risi ha ripercorso la sua esperienza, dalla scelta della carriera cinematografica agli inizi degli anni Cinquanta "quando lasciai Milano e andai a Roma", al film ?Poveri ma belli? "con cui ho iniziato la mia avventura nel cinema", i 16 film con Vittorio Gassman. Si è poi soffermato in particolare sul film ?Il Sorpasso?. "Come nascono i film è una cosa misteriosa. Il personaggio de ?Il Sorpasso? è nato da un viaggio che ho fatto con un avvocato milanese un po' pazzo. Facendo vedere la tessera d'abbonamento ferroviario si spacciò come giornalista e finimmo a pranzo con il principe del Liechtenstein nel suo castello. L'idea di un finale tragico in un film divertente, con la morte del ragazzo, spaventava Mario Cecchi Gori, il produttore, ma il pubblico ha apprezzato, ha capito il messaggio."?Il Sorpasso? non fu capito subito dai critici, ma dopo un anno?" nota Giusti "Il pubblico l'ha capito subito" racconta il regista "già la seconda sera c'era una grande fila fuori dal cinema e la polizia che faceva servizio d'ordine".Riguardo al libro Risi ha riconosciuto che "Cottafavi, Giusti e Ruozzi sono stati per me come tre moschettieri che mi hanno incitato a tirare fuori il meglio di me. Vorrei che ognuno avesse un moschettiere che veda il meglio che c'è in noi e ci aiuti a tirarlo fuori". E ha concluso confessando che si è dedicato al cinema perché non avrebbe sopportato di lavorare sotto padrone in modo continuo. "La libertà è la cosa più importante nella vita".  


Sala Gialla, Sabato 08 Maggio, ore 15,30

• Domenica 9   

PARLANDO DI DIVULGAZIONE TRA POPPER, EINSTEIN E WALTER CHIARI

"La divulgazione è uno dei fantasmi che attraversa la Tv e la tormenta nel profondo da quando è nata: fare divulgazione in tv è un problema" così esordisce Aldo Grasso, nell'aprire l' incontro dedicato ai 50 anni di Tv dal titolo "La divulgazione. Quark (1981)" della Fiera Internazionale del Libro. I relatori: Piero Bianucci, Gian Paolo Caprettini, Michele MirabellaPer capire il concetto di divulgazione il primo intervento spetta a Bianucci che riflette sul termine divulgazione "da una parte la divulgazione è traduzione, un fare chiarezza, che deve cercare di rispettare l'indice di leggibilità, dall'altra uno dei processi della divulgazione è allargare il pubblico, guadagnando in facilità".Michele Mirabella apre il suo intervento con una citazione di Adorno: "volgare è schierarsi dalla parte della propria ignoranza". Per questo il conduttore di Elisir parla della scelta di un linguaggio piano e scorrevole per il suo programma, senza rinunciare mai a certe "tenute" alte. "La provenienza dalla radio, che è l'università del sapere mediatico, mi ha certamente facilitato perché è un banco di prova che non concede scappatoie" suggerisce Mirabella che conclude con una esortazione "bisogna schierarsi dalla parte della propria ambizione di conoscere".Il professor Gian Paolo Caprettini, semiologo autore del recente "Tutta colpa della tv" (Donzelli), sottolinea l'importanza di ciò che resta nel processo di traduzione della divulgazione usando la metafora del romanzo che diventa film: "qualcosa si perde, qualcosa resta: una sorta di tradimento dell'originale". La sua analisi tocca Popper ("educazione a esser chiari"), Einstein, Peirce ma anche Walter Chiari, per l'importanza che dava al pubblico in studio per capire se le sue parole funzionavano.Nel finale la discussione fotografa la situazione della divulgazione nella tv attuale. E se Bianucci ricorda come un punto di share possa influenzare la sorte di intere produzioni televisive, Mirabella definisce come un vulnus la logica secondo cui un linguaggio forbito spetti solo a trasmissioni di cultura: "anche un programma di intrattenimento leggero deve avvalersi di una lingua corretta, pulita... Anche se ultimamente mi convinco che non sia solo la tv a guastare il pubblico, ma viceversa". I relatori si trovano concordi sull'invito a reintrodurre per i dipendenti Rai e non solo?, la lettura del DOP, Dizionario di Ortografia e Pronuncia, di Bruno Migliorini. La battuta finale spetta a Aldo Grasso: "scusate se in questo percorso attraverso la divulgazione, siamo passati da Popper e Einstein alla Pivetti e a Platinette?", "si ma è aumentato lo share", risponde ironicamente Caprettini.


Sala Gialla, domenica  08 maggio, ore 10.30

• Domenica 9   

DAL FREDDO DELLA FINLANDIA TUTTO IL CALORE DI AARTO PAASILINNA

Quando arriva,  il suo sorriso bonario scalda la Sala del Lingotto gremita in ogni ordine di posto. Il pubblico lo saluta con un applauso fragoroso, ma forse questo gesto sembra non bastare per esprimere il senso dell'ospitalità italiana. E allora ci pensa Diego Marani, il giovane autore del romanzo Grammatica finlandese a far sentire Aarto Paasilinna a casa sua, qui alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Marani tira fuori  a sorpresa dalla tasca della giacca una bottiglia di koskenvcorva, il tipico liquore finlandese. Lo scrittore ringrazia e porge il bicchiere al pubblico: "Bevo al vostro onore. Arrivo ora dalla Finlandia dove ci sono ben 28? C, ma questo è niente rispetto al calore che noi proviamo per voi italiani". Un brindisi e comincia l'incontro con questo ex guardaboschi che è diventato nel suo paese un autore-culto. "Grazie ai libri di Aarto Paasilinna ci siamo tolti dalla testa l'idea che la Finlandia sia solo il paese dei cento laghi e delle renne e abbiamo scoperto un popolo vivace e fantasioso"  ha evidenziato Marani. La chiacchierata prosegue tra ricordi, suggestioni e la lettura di alcune pagine tratti dai libri di questo scrittore di origine lappone. Ogni riga, ogni pagina offre lo spunto per domande e curiosità, alle quali Paasilinna risponde con una gentilezza e una cordialità che sembrano fare a pugni con la sua robusta corporatura da boscaiolo. Tra  i temi affrontati, l'attenzione agli anziani, presenti in molti suoi romanzi: "La vecchiaia per me è sinonimo di saggezza, di esperienza della vita. La nostra società è spesso distratta nei confronti degli anziani senza sapere che costituiscono una vera ricchezza". Lo sguardo si svolge poi alla Finlandia di oggi, ed in particolare alla figura dello jatka, il lavoratore precario, spesso utilizzato come tagliaboschi: "Un lavoro duro, logorante". Sfogliando le pagine di Paasilinna è facile imbattersi in figure con le stellette. Da qui un accenno alla guerra ed in particolare il conflitto con i russi: "La guerra con la Russia è purtroppo una costante della storia finlandese, ma non ha alimentato l'odio tra i  nostri due popoli. I vari conflitti sono nati solo dalla volontà dei governanti". La tristezza e la crudeltà della guerra cede il posto alla gioia del sesso: "Nei suoi romanzi il sesso è sempre un'esperienza piena di allegria e che si vive ad ogni età, ma come vivono realmente il sesso i finlandesi?" si chiede con una punta di malizia Diego Marani. "Non posso rispondere a nome di tutti i finlandesi - attacca sornione  Paasilinna - per quanto mi riguarda non sono così stupido da raccontarvi i particolari della mia vita sessuale, ma vi posso dire che dura da quarant'anni, è stata ricca e molto libera!".


Sala blu, Sabato 8 maggio ore 16.30

• Domenica 9   

CINQUANT’ANNI DI TV: CON MIKE L’ALLEGRIA CONTINUA

Grande successo di pubblico ha riscosso il quinto appuntamento del ciclo di incontri ?La società italiana nello specchio della tv?, curato  da Aldo Grasso, alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, che sabato 8 maggio ha proposto come tema ?Il quiz. Lascia o raddoppia??.Testimone dei cinquant'anni della tv nei quiz non poteva che essere Mike Bongiorno che, ha partecipato con entusiasmo all'incontro. A intervistare il Re del quiz due firme del giornalismo: Ferruccio de Bortoli e Pierluigi Battista. Per prima cosa Mike ha confessato al numeroso pubblico che sta per compiere 80 anni, "ma la mia età biologica è dai 17 ai 20 anni in meno" ha affermato. E davvero l'entusiamo e la vitalità con cui ha ripercorso con partecipazione e gioia la storia della sua vita, gli hanno dato ragione. Tornando indietro nel tempo ha ricordato le sue origini torinesi, di quando scoppiò la guerra e fuggì in montagna, la cattura da parte delle SS, i vari campi di punizione fuori Italia, i 64 giorni di isolamento nel carcere di San Vittore, circostanza in cui conobbe Indro Montanelli, anche lui lì detenuto. "Nacque un'amicizia profonda, che mi permise, tanti anni dopo, di portare Montanelli per la prima volta in televisione. Ma dopo tanta sofferenza viene sempre la ricompensa dal Signore" riferendosi alla sua carriera. Partendo dal 1955, anno in cui venne lanciata ?Lascia o raddoppia??, la prima trasmissione della televisione, ha ricordato di essere arrivato in Italia dall'America al momento giusto e di essere capitato nel posto giusto. "Devo tutta la mia carriera a Vittorio Veltroni, che mi ha convinto a rimanere in Italia". E da qui fiumi di ricordi. Dal programma ?Arrivi e partenze?, all'idea di un quiz televisivo che Mike lancia sull'esempio del programma americano ?La domanda da 64.000 dollari?: nasce così ?Lascia o raddoppia?? con un premio massimo di cinque milioni "che nel 1955 erano sufficienti per costruire un villino in campagna o comprare un appartamento. Quando ho iniziato la trasmissione in Italia c'erano 50.000 apparecchi televisivi, quando ho finito sei milioni". E ancora sprazzi di ricordi: come negli anni 50/70 gli intellettuali si rifiutassero di apparire in tv, come Umberto Eco che già lavorava a ?Lascia e raddoppia? preparando le domande, la fortissima politicizzazione della Rai fin dalle origini ("allora se non avevi la raccomandazione di qualche partito non lavoravi, ma io, arrivando dall'America, ero apartitico"), quando, nel '78, conobbe Berlusconi "che offriva cifre che ci facevano tremare le gambe: da 22/24 milioni all'anno che prendevo in Rai (per un pubblico di 24 milioni di telespettatori!), Berlusconi mi offrì 600 milioni all'anno!". Riguardo ai telequiz di oggi ha commentato che "Non c'è più quella cultura che avevano le persone una volta, infatti oggi ci si limita a una scelta tra risposte già pronte". Alla domanda di Ferruccio de Bortoli di cosa ne pensi dei reality show, Mike ha risposto che "non insegnano niente. Il primo ?Grande Fratello? è stata una buona trovata perché i protagonisti erano gente comune, ma dal successivo tutti coloro che hanno partecipato erano preparati, è tutto falso e non ci insegnano nulla. Dobbiamo ricordarci che ci sono i giovani che guardano la televisione e non dobbiamo far credere loro che sia normale spararsi per la strada, spogliarsi e fare tutto ciò che vedono sullo schermo. Io sto in mezzo a loro e vedo che i giovani di oggi sono leali, fanno cameratismo, si vogliono bene: è su questi ragazzi che dobbiamo lavorare e fare per loro altri tipi di programmi" ha commentato con commozione. A questo proposito il conduttore ha ricordato la sua attuale trasmissione ?Genius?, su Rete 4, proprio per i giovani. E in conclusione Mike ha fatto un annuncio. "Manca pochissimo, sta per affermarsi la tv digitale, una tv specializzata con decine e decine di canali. E' la vigilia di un grande cambiamento, che offrirà un grande futuro per tanti presentatori. E in mezzo a loro ci sarò anch'io! ALLEGRIA!!!"


Sala Gialla, sabato 08 maggio, ore 17.00

• Domenica 9   

INTORNO AL MITO: RACCONTO, IDENTITA’, RADICI

Che cosa è il mito? In che modo influenza gli uomini? Come si è evoluto il concetto di mito dall'antichità ai giorni nostri? Sono gli appassionanti quesiti a cui si è cercato di dare risposta nel convegno "Intorno al mito: racconto, identità, radici" organizzato dalla Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Per il classicista Maurizio Bettini il "mithos" greco è innanzitutto uno strumento di pensiero e di costruzione della storia, le cui radici sono da ricercarsi in Grecia intorno al VII? secolo a.C.. E' racconto favoloso, affascinante, sacro, che non tocca soltanto l'universo degli dei, ma anche il mondo degli uomini, ed esprime il conflitto tra i principi costitutivi dell'universo, ma è anche allegoria delle passioni dell'animo umano. "Mithos" indica fondamentalmente autorevolezza: un'autorevolezza da ricercarsi non tanto in ciò che viene detto, quanto piuttosto in chi lo dice. E' questa la ragione per cui il "mithos" è appannaggio degli uomini e non delle donne, degli anziani e non dei giovani, dei belli e non dei brutti. E peccato per Penelope, per Diomede e per Tersite.
La grecità è il punto di partenza anche di Marcel Detienne, che sottolinea l'importanza del mito ideologico della purezza autoctona degli Ateniesi, discendenti dagli dei e fulcro di civiltà non contaminata da sincretismi culturali.
Lo storico mette in luce quindi i parallelismi con il mondo di oggi, caratterizzato da forti spinte di identità culturale e nazionale: Serbia, Padania, Francia, Israele ne sono dei chiari esempi; e coglie una responsabilità anche nell'approccio poco critico e poco antropologico degli storici, spesso limitati al "ridicolo di una storia nazionale chiusa su se stessa".
Detienne conclude denunciando questa ideologia "funesta" che si nutre di miti "illegittimi", e auspicando per l'Europa un nuovo mito, magari inventato da un poeta che sappia unificare i valori ereditati dai diversi stati, fuggendo la minaccia del nazionalismo.
Lo storico moderno Walter Barberis sottolinea poi l'uso politico e storico del mito, citando gli esempi della Scozia, che si è inventata "miticamente" un proprio passato: dai canti di Ossian al kilt; e dell'Italia pre-risorgimentale, che ha trovato nell'"elmo di Scipio", vale a dire nel mito della romanità, il proprio "logo" mitico.
Termina l'incontro lo storico contemporaneo Marcello Flores, il quale identifica con le grandi ideologie (comunismo, stalinismo, fascismo, nazismo) i miti del Novecento, miti legati ai movimenti di massa e, pur con richiami al passato, completamente volti al futuro, alla creazione di nuove società, aiutati in questo dalla crescente importanza delle immagini. Ma, nell'essenza, analoghi ai miti classici, nel tentativo di proporre un significato e un'identità a chi ne sente l'esigenza, ma non è in grado di trovarli da solo.


Sala Azzurra, sabato 08 maggio, ore 18.30

• Domenica 9   

LE PRESENZE DI SABATO 8 MAGGIO 2004

Presenze il 3 giorno di fiera 2004:  59.923


Dalla Fiera, domenica 09 maggio 2004

• Sabato 8   

LA QUARTA A DELLA SCUOLA ELEMENTARE RODARI DI IMOLA VINCE LA FINALE DI LIBRI IN GIOCO, IL TORNEO DI LETTURA ON LINE ORGANIZZATO DALLA FIERA DEL LIBRO DI TORINO

Prima e seconda la IV^ A e la IV^ B di Imola (Elementare Rodari), terza Faenza - la IV^ B (Elementare Sant'Umiltà); quarta la V^ di Grugliasco (Elementare Don Caustico); quinta la V^ B di Faenza (Elementare Sant'Umiltà).  Sembra uno scioglilingua, invece è la classifica finale di Libri in gioco, il torneo di lettura on line più famoso d'Italia, organizzato dalla Fiera del Libro, aperta fino a lunedì 10 maggio. La finalissima delle elementari (domani toccherà alle scuole medie) si è svolta questa mattina, 8 maggio, nello Spazio Ragazzi della Fiera.
L'attesa per l'inizio del gioco è densa di emozione, Laura non ha dormito, Anna ha letto tantissimo come Juri, Virginia si è "riguardata tutti i fogli", Giulia una delle "capitane" ha l'aria spavalda, ma la voce che trema quando racconta "che è stata nominata caposquadra perché ha letto tutti i libri della bibliografia", Grazia, di Imola, è un po' preoccupata perché "le classi di Faenza sono molto forti". Finalmente le classi di Faenza arrivano, un po' in ritardo per il traffico. Poi le presentazioni e, evento straordinario, i ragazzini ringraziano e applaudono i loro insegnanti per averli sostenuti nel lungo percorso di gioco, ricerca, lettura che li ha portati in finale.
Un percorso iniziato lo scorso inverno, con il lancio della terza edizione del torneo organizzato dalla Fiera del Libro e Fuorilegge in accordo con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, torneo che ha ottenuto uno strepitoso successo e ha visto destreggiarsi fra indovinelli, giochi e rompicapo ispirati ai più bei libri per ragazzi 455 classi di tutta Italia, 252 elementari e 203 medie, ben 124 in più rispetto allo scorso anno: un totale di 9.352 partecipanti provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino, Veneto.
I ragazzi si sono sfidati per mesi alla conquista dell'ormai ambitissimo titolo di campioni di lettura. La prima fase del gioco si è svolta sulle pagine del sito internet www.fieralibro.it: quiz cervellotici, cruciverba, enigmatici anagrammi, labirinti letterari in cui inoltrarsi come in una vera e propria avventura.
Prima di dare il via alla finale di stamani, Eros Miari, autore di Libri in Gioco ha premiato ssandra Soro, la vincitrice di Libri in gioco?. Gioco anch'io. Oltre al tradizionale torneo per le classi, quest'anno, infatti, Libri in Gioco ha promosso, con Topolino, anche un torneo per tutti i bambini e i ragazzi che amano leggere e che hanno potuto così partecipare anche individualmente al torneo. Dalle pagine del settimanale più letto dai ragazzi, la Fiera del Libro ha proposto una selezione di titoli che avevano per protagonisti dei topi, "cugini letterari" del personaggio di Walt Disney. Anche per il torneo individuale di "in gioco" fondamentale è stato il web: i giochi sono stati risolti solo sul sito di Topolino (www.topolino.it) e sul sito della Fiera (www.fieralibro.it).


Spazio Ragazzi, sabato 08 maggio, ore 14,0
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• Sabato 8   

«VIAGGIO LUNGO LA VALLE DEL PO» DI MARIO SOLDATI. PERCHE’ LA TV DI OGGI NON RIESCE PIU’ A FARE PROGRAMMI CULTURALI?

Il quarto appuntamento del ciclo di incontri "La società italiana nello specchio della tv" organizzato dalla Fiera Internazionale del Libro di Torino a cura di Aldo Grasso ha visto sabato 8 Maggio la presenza di Philippe Daverio, Carlo Petrini e Michele Serra. Il tema scelto per rivisitare i punti salienti dei cinquant'anni della nostra televisione aveva per titolo "Il viaggio culturale. Viaggio lungo la valle del Po" in ricordo del celebre documentario realizzato da Mario Soldati nel 1957. Davanti a una sala affollata Aldo Grasso ha aperto l'incontro proponendo agli ospiti di riflettere sul perché "sia così difficile oggi fare programmi culturali e in particolare buoni programmi sul cibo". Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ha denunciato con fermezza una "regressione costante e quotidiana" dei programmi televisivi, portando come esempi quelli che parlano di alimentazione e cucina, riguardo ai quali ha sottolineato errori, pressappochismo e incompetenza. "E' un delirio, l'Italia non si merita questa cultura del cibo come è presentata oggi dalla televisione, perché proprio per il cibo è famosa nel mondo. La natura stessa dell'argomento lo rende difficilmente affrontabile: parlare di cibo senza consumarlo è difficile, devono entrare in gioco altre sensazioni visive. Soldati era un bravissimo operatore, riusciva a dare le notizie godendo sinceramente per esse. I programmi sulla cucina di oggi terminano invece con una opulenza che stona. Basterebbe un solo prodotto ben descritto e ti verrebbe la voglia di mangiarlo". Petrini ha sottolineato quanto i cibi siano profondamente legati alla cultura del territorio. "Gli anni del programma di Soldati erano anni di passaggio da una società a un'altra: allora la popolazione contadina era il 50%, ora è il 3,5%. Soldati era un uomo colto che coglieva le trasformazioni in corso, il primo intellettuale che ha avuto un riconoscimento pubblico attraverso la Rai.".
Aldo Grasso ha notato che in tutte le puntate del documentario di Soldati c'era un altissimo senso della curiosità, una cosa che la televisione di oggi ha perso.
Michele Serra ha concordato con il pensiero di Grasso, confermando la sua sensazione che "viviamo in un'epoca di disincanto, pensiamo di aver visto e vissuto tutto quello che c'era da vivere. Non è passato neanche mezzo secolo dal documentario di Soldati eppure sembrano passati due millenni e sicuramente viviamo scompensi civili e culturali dovuti a questa accelerazione dei cambiamenti. "Viaggio lungo la valle del Po"è stata una trasmissione costosissima per i tempi di allora e oggi sarebbe improponibile, gli investimenti culturali ormai vengono considerati inaccettabili".
Philippe Daverio, conduttore della trasmissione "Passepartout", definita da Aldo Grasso "l'unica trasmissione culturale della Rai e quindi della televisione italiana" ha proposto di considerare il problema da un punto di vista opposto: "E se il documentario di Soldati fosse il primo tentativo di un qualcosa da costruire? Questa incapacità di fare programmi culturali deriva da una cultura che si fonda sulla audience. Invece di contare quanta gente guarda la televisione, facciamo un sondaggio sulla non-audience: quanti professionisti, studiosi, studenti oggi non guardano più la televisione?"


Sala Gialla, sabato 08 maggio, ore 10,30

• Sabato 8   

IL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIANFRANCO FINI IN VISITA ALLA FIERA DEL LIBRO

Sabato 8 Maggio il Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini ha fatto visita alla Fiera del Libro di Torino, accompagnato da Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero. Il giro di Gianfranco Fini attraverso gli stand del Lingotto ha messo a dura prova gli uomini addetti alla sicurezza, perché appena entrato nell'animatissima fiera, l'uomo politico ha lasciato il posto al lettore appassionato. Fini si è divertito a scoprire e curiosare "liberamente" tra i vari stand. La prima tappa del tour ha toccato lo stand dell'Araba Fenice che ha visto il vicepresidente complimentarsi per lo slogan della casa editrice "Io spaccio libri. Questo puoi dirlo forte?". Tra i libri che hanno catturato l'attenzione del vicepremier ci sono l'ironico "Giulietta è 'na zoccola" edito da Kowalski, raccolta degli slogan più divertenti dei tifosi di calcio, poi le due pubblicazioni dedicate agli Stati Uniti "Bush contro l'America" (Piemme) e "Democrazia tradita" di Gore Vidal (Fazi).
Passaggi d'obbligo all'area dedicata al Paese Ospite, la Grecia, e a quello della Città di Torino per salutare il sindaco Sergio Chiamparino, presidente di questa edizione della Fiera del Libro. Tra le altre visite istituzionali: Ministero dell'Istruzione, Questura di Torino, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel corso del suo giro Gianfranco Fini, oltre a ricevere numerosi libri in regalo, ha avuto modo di scambiare diverse battute con espositori, addetti ai lavori, visitatori, giornalisti? "La riduzione delle tasse è uno degli obiettivi del nostro governo", "sul rapporto della Croce Rossa nessuna autorità era informata" le risposte date "al volo" dal Vice Presidente. Allo stand della Rai c'è stata l'occasione per partecipare alla  presentazione del libro "L'Europa in tasca" di Luca Filippini, la cui prefazione è stata scritta dal leader politico stesso "Un libro completo e un manuale agile capace di sintetizzare i passaggi storici che hanno portato all'Europa".
Nello spazio Rizzoli, è stato Ferruccio De Bortoli a riceverlo e presentargli alcune novità editoriali, tra cui l'ultimo lavoro di Oriana Fallaci "La forza della ragione". Al desk dello Stato Maggiore dell'Esercito ha invece chiesto informazioni sulle attenzioni che i giovani rivolgono alla carriera militare, dichiarando che l'interesse verso l'esercito "è un fatto positivo perché fino a qualche anno fa c'era un certo distacco tra le forze armate e la società". All'invito della LAV (Lega Anti Vivisezione) a firmare contro l'uccisione delle foche, il vicepresidente, pur interessato alla causa, non ha risposto con un "autografo" ma con un'offerta.


Dalla fiera, sabato 08 maggio 2004

• Sabato 8   

LE PRESENZE DI VENERDI’ 7 MAGGIO 2004

Presenze il 2 giorno di fiera 2003: 36.926
Presenze il 2 giorno di fiera 2004:  45.322


Dalla Fiera, sabato 08 maggio 2004

• Sabato 8   

IL MINISTRO ENRICO LA LOGGIA: LA CULTURA E’ LA VIA PER IL FEDERALISMO

Il federalismo protagonista alla Fiera Internazionale del Libro  di Torino. L'occasione è stata la presentazione del volume Italia, territori e culture, a cura del Ministero per gli Affari Regionali.  "L'unità nella diversità dev'essere la base culturale - ha sottolineato il sen. Enrico La Loggia, titolare del dicastero - per lo sviluppo e il consolidamento del federalismo in Italia nello stesso momento in cui questo concetto diventa il leit motive della crescita dell'Unione Europea". La Loggia ha poi tenuto a sottolineare come questo libro sia il frutto di un confronto continuo tra il suo Ministero e Regioni, Province e Comuni per individuare e illustrare alcuni beni simbolo locali: dalla Sagra di San Michele in Piemonte alla Cattedrale di Gerace in Calabria, dalla Fontana delle 99 Cannelle in Abruzzo alla Basilica di Aquileia in Friuli Venezia Giulia. Alle considerazioni del ministro La Loggia hanno fatto eco quelle di Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte: "La valorizzazione e la tutela delle ricchezze culturali del nostro paese devono passare necessariamente da una stretta partnership tra Stato ed Enti locali". Da qui il  contributo della Regione Piemonte alla revisione del famoso Titolo V della Costituzione e alla stesura del Codice attuativo della tutela dei beni culturali e paesaggistici: "Uno strumento importante - ha affermato Ghigo - per fare chiarezza sulle rispettive competenze e razionalizzare il percorso decisionale al fine di valorizzare il nostro patrimonio".
Ma se dalle pagine di Italia, territori e culture si passa alle riforme concrete che ne è del federalismo in Italia? Il nostro Paese è veramente pronto a un cambiamento strutturale in senso federale? Sono queste le domande con le quali Gigi Padovani, de La Stampa, moderatore del dibattito, ha voluto pungolare gli ospiti presenti alla discussione. Non si è tirata indietro Maria Grazia Siliquini, sottosegretario alla Pubblica Istruzione che ha difeso a spada tratta la riforma Moratti, cogliendo gli elementi di sintonia con un moderno federalismo: "Lo Stato rimane garante degli  indirizzi generali e dei diritti essenziali come la libertà di insegnamento. Alle Regione il compito di individuare piani di studio personalizzati, legati alla tradizione e alla realtà locale".
Attenzione a non confondere federalismo con localismo. Questo il monito di Valter Giuliano, assessore alla Cultura della Provincia di Torino: "Non vorrei, ad esempio, che fra qualche anno per celebrare l'Unità d'Italia in Piemonte ci accingessimo a ricordare il contributo dei Savoia, mentre in Sicilia si ponesse in primo piano la resistenza borbonica". Ed ancora: "Mi piace far accompagnare la parola 'federalismo' sempre dall'aggettivo 'solidale''".
Sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco di Torino Sergio Chiamparino: "Mi sento accapponare la pelle quando sento parlare di cultura padana piuttosto che napoletana e via dicendo. Ogni centro ha avuto un peso e una rivelanza diversa nel corso dei secoli, ma in ogni momento le mille capitali del nostro Paese rappresentavano il meglio che la cultura italiana sapesse offrire." E rivolto al pubblico in sala, in parte formato da studenti: "Jefferson, Madison e gli altri padri della costituzione americana hanno pensato al federalismo per unire e non per dividere"


Spazio Blu, sabato 08 maggio, ore 10.30

• Sabato 8   

GLI ANNI DI PIOMBO VISTI ATTRAVERSO LA LETTERATURA

"Non so se dieci anni fa una circostanza come questa sarebbe stata pensabile: se oggi siamo qua è perché si è placato l'odio" sono queste le parole di Filippo Ceccarelli de La Stampa per aprire "Gli anni di piombo visti da destra", incontro a cura della Fiera del Libro di Torino con Giuseppe Culicchia, Gabriele Marconi e Giampaolo Spinato come relatori. Tre ospiti, autori di libri, accomunati dal racconto di tematiche o protagonisti collocabili a destra.
"In questo incontro parliamo di libri, punk, cantanti, vacanze, pub, teatri, botte, desideri, insomma di vita vissuta" spiega al pubblico il moderatore Ceccarelli. E le storie dei libri presentati raccontano questi temi, inquadrati in un periodo storico preciso, gli anni Settanta.
Giuseppe Culicchia, scrittore attento al disagio giovanile, in libreria con "Il paese delle meraviglie" (Garzanti) apre gli interventi con una considerazione "Questo paese non ha molta dimestichezza con la memoria condivisa, è un paese che non riesce ad andare d'accordo con la memoria. Sono pochi i libri che hanno raccontato bene quegli anni, ci sono dei buchi dal 1969 al 1977". Poi invitato da Ceccarelli, Culicchia racconta del protagonista delle sue pagine Francesco Zazzi, detto Franz, adolescente nazista visto in un anno particolare: il 1977. "Franz è una citazione umana. Per costruire questo personaggio ho letto tanto, mi sono documentato, non potevo permettermi di sbagliare".
Gabriele Marconi, giornalista vicedirettore della rivista Area presenta "Io non scordo" (Fazi editore) "un western di stazioni metropolitane che richiama alla memoria per le botte presenti I tre moschettieri", la definizione di Ceccarelli. "Ho cercato di aprire le finestre su una gioventù, quella di destra, che è stata descritta in maniera falsata, ho sentito il dovere di raccontarlo con un romanzo che ripercorre un periodo storico dal 1978 agli anni 80 attraverso dei flashback. Tutti i personaggi del libro, pur nelle loro sfumature, sono amici, persone che ho conosciuto, mentre il protagonista è l'unico personaggio di fantasia.
"Amici e nemici" edito da Fazi è invece il libro che presenta Giampaolo Spinato. Per introdurlo il moderatore Ceccarelli usa la definizione di "documentatissimo incubo", "Spinato ha riscritto il caso Moro, inzeppandolo di fiction: le lettere di Moro sono riscritte, mentre le vicende storiche sono seguite attraverso diversi personaggi, e in particolare una coppia di terroristi di destra". Per l'autore queste nuove scritture raccontano che c'è una maturità nuova "si spalanca uno spazio di conoscenza che va al di là di ogni schieramento"
L'ultima riflessione dell'incontro spetta a Culicchia che invita a meditare sull'espressione "stragi di stato", termine ormai di uso comune, "a cui ci siamo abituati".


Sala Azzurra, venerdì 07 maggio, ore 18.30

• Sabato 8   

POESIA PROTAGONISTA ALLA FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO: TRIBUTO A MARIA LUISA SPAZIANI

Il 7 maggio del 1954 fu pubblicata nella collana dello Specchio di Mondadori la mia prima raccolta di poesie ed oggi, esattamente cinquant'anni dopo, mi trovo qui alla Fiera a parlare di me e della mia lunga attività letteraria" Maria Luisa Spaziani accoglie così il pubblico, giunto in Sala Blu per partecipare al tributo della Fiera del Libro alla poetessa torinese. E proprio pensando alle sue origini subalpine e piemontesi porge le sue scuse: "Purtroppo Torino non è molto presente nella mia opera letteraria".
Un'opera letteraria la sua, ricca di suggestioni, riferimenti, emozioni, luoghi, persone che la Spaziani dipana sul filo della memoria, alternando ricordi, aneddoti e lettura di versi.
Come in tutte le feste più importanti non potevano mancare gli amici più cari. Per questo, a tenerle compagnia ci sono Guido Davico Bonino e Giovanni Tesio, qui in veste più di compagni di ricordi che di critici letterari.
"Maria Luisa appartiene ai torinesi che si sono acclimatati a Roma come Natalia Ginzburg:  una categoria di tipo letterario - puntualizza Tesio, sottolineando le tappe geografiche del percorso culturale della Spaziani: Roma, Milano e Messina, la città che la vede docente di letteratura francese all'Università.
Considerazioni letterarie e ricordi personali si confondono nell'intervento di Davico Bonino: "Mi ricordo quando nel 1954 acquistai il suo primo libro, 'Le acque del sabato' , che mi rivelò subito uno stile e un universo poetico singolari". Ed ancora: "Nel 1990, in qualità di direttore di Asti Teatro, decisi di portare in scena il poemetto 'Giovanna d'Arco', affidandone la recitazione a un'altra torinese, l'attrice Nadia Ferrero".  E per finire: "Nel 2002 mi trovavo all'aeroporto di Caselle per partire alla volta di Parigi e casualmente vidi nell'edicola 'La traversata dell'oasi'. Iniziai a leggerlo in aereo e rimasi affascinato dalla vitalità e dall'energia di questo canzoniere amoroso, nel quale Anna Maria ha saputo esprimere con sensibilità l'esperienza erotica di una donna avanti con gli anni".
Sulla stessa lunghezza d'onda ancora Tesio: "La Spaziani ci sorprende da sempre per la carica vitale delle sue opere, dove i versi, pieni e rotondi, fanno emergere il ritratto di una donna e di un'artista generosa". Il ritratto di una donna che, dopo cinquant'anni di attività, continua a vivere la poesia come un atto d'amore.


Sala Blu, venerdì 07 maggio, ore 17.00

• Sabato 8   

LA “LEZIONE CIVILE” SU RELIGIONI E STATO DEL WORLD POLITICAL FORUM

Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino tra gli appuntamenti di venerdì 07 Maggio, spicca il convegno organizzato dal World Political Forum intitolato "Le religioni e lo Stato", primo appuntamento nell'agenda 2004 della prestigiosa assise internazionale ideata da Mikhail Gorbaciov "il cui obiettivo è quello di creare nuove regole di governance da suggerire a chi oggi è alla guida della politica e dell'economia a livello internazionale, in modo da elaborare una strada diversa, una terza via alla ricomposizione delle crisi internazionali. Un nutrito gruppo di ospiti, composto da diverse personalità provenienti da diversi culti, ha discusso sul rapporto tra le religioni e lo Stato, individuando alcuni temi come laicità, tolleranza e pluralità e facendo emergere proposte di dialogo.
Ad aprire l'incontro con un augurio, è il Presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo: "L'odierno appuntamento del World Political Forum non deve essere solo un approfondimento, ma deve cercare di porsi un obiettivo: questo è uno dei compiti che spettano al World Political Forum". Prima di congedarsi Ghigo presenta la scaletta di impegni a cui sarà chiamato nei prossimi mesi il World Political Forum: Londra per discutere alla Camera dei Comuni sull'Iraq, Monaco di Baviera per parlare di tematiche macroeconomiche, Stresa per un forum sui capitoli della nutrizione e dell'ambiente e di nuovo Torino per "Terra Madre", progetto nell'ambito di Slowfood.
Dopo i saluti di Ghigo, è Carlo Ossola, colui che ha disegnato l'incontro in quanto membro del comitato scientifico del World Political Forum, a presentare i relatori "provenienti da tutte le regioni del Mediterraneo".
Gabriella Caramore conduttrice del programma radiofonico "Uomini e profeti" di Radio Rai introduce il primo ospite Predrag Matjeievic, scrittore autore del "Breviario Mediterraneo". Il suo intervento si sofferma su due temi attuali come laicità - "bisogna pensare a una laicità plurale in una Europa pluralista" - e tolleranza, temi comuni anche agli interventi degli altri relatori del convegno. Ma Matjeievic coglie l'occasione per uno spunto di riflessione sull'Europa: "L'Europa non si allarga" come erroneamente è stato dichiarato in queste settimane "l'Europa si riunisce".
Enzo Bianchi, presidente della comunità monastica ecumenica di Bose a Magnano (Vercelli), sottolinea come "la laicità oggi non è solo accettata dai cristiani, ma è diventata un contributo che i cristiani vogliono dare alla società". La laicità come un luogo di comunicazione tra le religioni.
Dopo Bianchi sono le parole di tre rappresentanti di confessioni diverse a catturare il pubblico: il filosofo Christos Yannaras per la fede ortodossa, il poeta Aziza per l'Islam e Shalom Bahbout per la religione ebraica. Tre interventi che hanno il merito di avanzare proposte per un dialogo tra le religioni.
Esemplare la frase che apre l'intervento di Samir Khalil Samir, padre gesuita di origine egiziana: "Io parlerò in quanto cristiano e musulmano". Cristiano per fede, musulmano per cultura. Islam, Occidente e laicità gli argomenti da lui esposti. Dopo le parole di Gianni Long, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche, è Khaled Fouad Allam, autore di "Lettera a un kamikaze", ad analizzare il rapporto complesso tra Islam e Occidente, soffermandosi sulla parola crisi. Crisi interna all'Islam stesso, diviso in diversi livelli, e crisi rispetto all'ordine mondiale.
L'illuminante intervento di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, precede l'ultimo intervento, uno dei più attesi, quello di Emanuele Severino. La riflessione del filosofo si chiede se non sia venuto il momento di "domandarsi se i termini Stato e Religione non siano ormai obsoleti". "Il nemico dell'Islam non è l'Occidente, perché Islam e Cristianesimo sono sormontati da un nemico comune: la modernità". E alla fine le parole di Ossola definiscono in maniera efficace il fertile appuntamento del World Political Forum: "E' stata una lezione civile".


Sala Azzurra, venerdì 07 maggio, ore 15.00

• Sabato 8   

STUDIO UNO: STORIA E FUTURO DEL VARIETA’

Studio Uno rappresenta una delle immagini più emblematiche della tv in bianco e nero ed è certamente il simbolo del varietà degli anni '60, quando questo genere era in grado di catalizzare milioni di italiani davanti al piccolo schermo.
L'incontro, che fa parte del ciclo di appuntamenti curato da Aldo Grasso per celebrare i 50 anni di televisione alla Fiera del Libro, è partito da una domanda provocatoria di Stefano Bartezzaghi che si è chiesto se il varietà abbia oggi un futuro.
A rispondere in prima battuta è stato Pippo Baudo che ha ricordato i grandi personaggi che hanno reso il varietà uno spettacolo assolutamente unico, da Vianello a Tognazzi, da Chiari a Macario, dalle gemelle Kessler a Mina. Si trattava di artisti preparati, raffinati ed estremamente eleganti. Secondo Baudo, oggi, è proprio l'assenza dell'eleganza una delle cause della crisi del varietà.
A confermare questo aspetto è intervenuto Pierangelo Buttafuoco, intellettuale e giornalista del Foglio: "Purtroppo si è persa la passione per il mestiere, non si presta più attenzione alla costruzione del racconto. L'idillio fra divertimento e mestiere si è rotto quando le regole dello spettacolo sono venute meno, cioè quando si è deciso che per intrattenere il pubblico non serviva più l'eleganza. Oggi il varietà è diventato una mistificazione del concetto di divertimento".
Secondo Grasso l'inizio della crisi del varietà risale agli anni '80 quando la televisione si è disancorata dal mondo a cui apparteneva: "Prima gli artisti facevano la gavetta in radio, a teatro o al cinema. Ad un certo punto la televisione inizia a corteggiare il pubblico che ne diventa protagonista lasciando da parte la professionalità storica che aveva contraddistinto gli anni d'oro del varietà".
Bartezzaghi ha poi sottolineato come per lui il varietà sia spesso un enigma: "Mi sembra che produca il suo contrario, ovvero la fissità. Si cerca di unire tante cose per averne una sola".
Secondo Baudo e Buttafuoco il varietà è ancora attuale e quando è fatto bene, come nel caso dello spettacolo di Fiorello del sabato sera, il pubblico risponde in modo positivo. Si tratta di recuperare il concetto di mestiere, in particolare non si deve trascurare il ruolo del regista.
In conclusione Aldo Grasso ha parlato dei dati Auditel e delle informazioni che se ne possono ricavare segmentando il pubblico per età, provenienza geografica, ceto d'appartenenza: "Si scopre che in molti casi il pubblico televisivo non è più rappresentativo della società italiana".


Sala Gialla, venerdì 07 maggio, ore 21.00

• Sabato 8   

RICORDI DI SPORT IN BIANCO E NERO: “IL PROCESSO ALLA TAPPA” DI SERGIO ZAVOLI

C'era una volta il Giro d'Italia. Quello delle fughe sullo Stelvio e di pedalate tra le strade fangose della Pianura Padana. Quello del passaggio di borracce - Coppi a Bartali o Bartali a Coppi? non si saprà mai - e di "l'è tutto di rifare". Quello che finiva con la tappa a cronometro a Milano, ma proseguiva sulle spiagge d'estate con le biglie che ritraevano le facce di Motta, Gimondi e Merckx e si facevano correre su piste di sabbia bagnata.
A quel Giro e alla trasmissione tv che l'ha fatto apprezzare dagli italiani si è reso omaggio alla Fiera del Libro nel secondo appuntamento del ciclo di incontri La società italiana nello specchio della tv a cura di Aldo Grasso.
Ospite dell'incontro è stato Sergio Zavoli, ideatore e storico conduttore del Processo alla tappa. "Questa trasmissione è nata dalla voglia di andare oltre il fatto sportivo e avvicinare gli atleti alla gente. -  ha ricordato questo maestro di giornalismo con toni eleganti e gentili -Fino a quel tempo gli sportivi avevano timore della telecamera e farli apparire in tv è stata una piccola rivoluzione."
Ma il Processo alla tappa non porgeva il microfono solo ai campioni, ma raccontava le storie dei gregari, che - come canterebbe oggi Ligabue - erano a destinati a "una vita da mediano".
"I gregari non sono stati affatto figure minori nella storia del ciclismo - ha sottolineato Zavoli - e la mia trasmissione voleva portare alla ribalta le storie di questi ragazzi, pronti a sacrificarsi per il loro capitano e condurlo alla vittoria". Ai suoi ricordi hanno fatto eco quelli di Edmondo Berselli e di Pietro Calabrese, direttori rispettivamente de Il Mulino e La Gazzetta dello Sport.
"Parlare del Processo alla Tappa mi fa ritornare bambino - ha ammesso Berselli - quella trasmissione aveva il merito di entrare in ogni piega dell'avvenimento e raccontare che cosa era successo durante tutta la corsa. Prima, invece, era solo comunicato il nome del vincitore della tappa, in coda al giornale radio."
Sulle onde dell'amarcord anche l'intervento di Calabrese: "Mi viene in mente la parodia che ne fecero Vianello e Tognazzi, uno nelle vesti di Zavoli e l'altro in quello di Gregorio il gregario che annunciava alla mamma di essere arrivato 1!". Ed ancora: "Quella trasmissione era dedicata a un tipo di sport ben diverso da quello urlato che passa adesso in televisione". E per finire: "Il Processo alla tappa è la prova che se c'è alla base un'idea intelligente e una persona colta e intelligente un programma è destinato al successo".
"Ed allora perché non si fanno più programmi del genere?" si è chiesto Aldo Grasso. Zavoli accoglie la provocazione, ma risponde con il solito stile e senso della misura: "Oggi quello che si vede non è più l'elemento di epica e drammaturgia che sta dentro il fatto sportivo, ma interessa solo l'evento fine a se stesso". Ecco, allora, il pullulare di trasmissioni fotocopia, di moviole reiterate fino a tarda notte, di sfide tra giornalisti che tengono banco più di quelle degli atleti. Il Processo alla tappa di Sergio Zavoli rimane in onda solo nella memoria delle generazioni di italiani che l'hanno seguito ed amato.


Sala Gialla, venerdì 07 maggio, ore 17.00

• Sabato 8   

LE DONNE RIDONO PIÙ DEGLI UOMINI

L'umorismo è la capacità di rovesciare il punto di vista degli altri": è da questo assunto che si è sviluppato l'incontro sul tema conduttore dell'edizione 2004 della Fiera del Libro "Ridere è una cosa seria. Meccanismi fisiologici ed effetti del sorriso
Donata Francescato, ordinario di psicologia alla Sapienza e autrice del libro "Ridere è una cosa seria", ha spiegato come questo lavoro sia nato grazie all'intuizione di sua figlia e alle frasi che le ripeteva la madre quando era piccola. Dalle ricerche condotte per la documentazione del libro sono emerse alcune peculiarità: le donne ridono di più degli uomini, gli uomini amano far ridere gli altri, i giovani ridono di più degli anziani, le donne sono maggiormente autoironiche e il ruolo rilevante della risata nei rapporti genitori-figli. "L'aspetto più preoccupante - secondo l'autrice - è che oggi stiamo perdendo il piacere di ridere con gli altri in modo conviviale mentre è in aumento il ridere degli altri. Si va imponendo un tipo di risata che crea distanza e pregiudizio trale persone".
Il giornalista e psicologo Fulvio Scarparro ha invece posto l'attenzione sulle differenze che ci sono tra riso e sorriso, sostenendo che sorridere risulta molto più intrigante e inquietante di ridere. Scarparro ha poi sottolineato la differenza tra comico, che è la percezione dell'opposto, e humor, che è la consapevolezza della sua esistenza.
Guglielmo Gulotta, avvocato e ordinario di psicologia giuridica all'Università degli Studi di Torino, ha condotto una lezione di "anatomia dell'umorismo" rifacendosi ad alcuni importanti scrittori come Pirandello e Gadda e dimostrando così la relatività di ciò che si vede. "L'umorista - ha spiegato Gulotta - mostra che la realtà si può vedere anche da un'altra parte".
Ha concluso l'incontro Pier Giorgio Strata, fisiologo e professore di neurofisiologia a Torino, con una lezione di "anatomia della mente". Strata ha illustrato i meccanismi che regolano l'azione del ridere. Oltre alla contrazione dei muscoli del volto e all'accelerazione dei battiti cardiaci si è soffermato sul cosiddetto "centro del riso", che si trova nel cervello in una zona compresa tra l'emisfero destro e il lobo frontale, sul funzionamento del quale ancora molto deve essere scoperto.


Sala Rossa, venerdì 07 maggio, ore 14.00



• Venerdi' 7   

IL COMICO, DA ARISTOTELE A DARIO FO, RACCONTATO DA SALVATORE NIGRO

"E' la Lectio magistralis "La tradizione del comico nella letteratura italiana" di Salvatore Nigro ad aprire la giornata di Venerdì 7 Maggio alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Ernesto Ferrero sottolinea la perfetta attinenza di Salvatore Nigro al tema conduttore di questa edizione, lo humour: "una caratteristica non proprio comune a tutti gli studiosi di letteratura italiana?". La lezione di Nigro è una piacevole passeggiata attraverso i secoli, sulla tradizione del comico: nascita, crescita e sviluppi di un genere, non sempre allegro: "Il comico può abitare anche nelle zone impervie, quelle che hanno a che fare col tragico".
La "lectio" comincia con il racconto dell'intervista per "Paese Sera" che il docente fu chiamato a fare a Eduardo De Filippo: "Nessuno della redazione voleva intervistarlo, umanamente era un uomo difficilissimo, nel suo studio troneggiava una cartina mondiale con le bandierine rosse e un ghigno disegnato, per rappresentare i paesi colpiti da sventura dopo le visite del Papa".
Quando si parla di comico non si può prescindere dal riso, che è una situazione emotiva. Ma la storia del comico nasce con una mancanza, quella del secondo libro di Aristotele dedicato al comico. Un vuoto su cui si è costruita una storia della comicità. Platone esorta a non essere amanti del riso, colpevole di abbassare le soglie del ritegno. La lezione di Nigro tocca autori più recenti come Umberto Eco (Il nome della rosa) e Pier Paolo Pasolini (La ricotta), dopo un inizio dedicato ai miti delle origini del mondo "un mito giapponese individua l'origine del mondo proprio in un riso degli dei, ma è un riso che si paga". All'inizio dell'era moderna tra il 1500 e il 1600 la comicità è vista in funzione quaresimale, si afferma il comico come penitenza, in opposizione al "carnevalesco". Grande attenzione viene dedicata dal docente siciliano a Manzoni e alla figura di Don Abbondio, personaggio comico per eccellenza, ma anche il più "odiato" dall'autore. "I Promessi Sposi sono un romanzo di conversione: alla fine tutti si convertono, l'Innominato, Don Rodrigo, Renzo, la Monaca di Monza, l'unico personaggio irrecuperabile è proprio Don Abbondio. Il comico non può essere recuperato a un piano di salvezza".
In conclusione viene individuato un tratto costante che percorre le varie epoche: il linguaggio del comico è il linguaggio del corpo. Un esempio per tutti: Dario Fo.


Sala Blu, venerdì 07 maggio, ore 10.30

• Venerdi' 7   

ALLA FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO EVA CANTARELLA RACCONTA L’ODISSEA

Omero da sempre conquista i lettori con versi sublimi, trasmettendo nello stesso tempo pezzi di storia del suo mondo. Così è successo anche venerdì 7 maggio alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, attraverso la preziosa competenza di Eva Cantarella, Professore di Diritto Romano e Diritto Greco Antico presso l'Università di Milano e già insegnante e visiting professor in molte Università ed Istituti europei e americani. Eva Cantarella ha commentato una scelta di brani dell'Odissea, presentati al pubblico attraverso l'appassionata recitazione di Giovanna Bozzolo.
I brani scelti presentavano figure di donne seduttrici che Ulisse incontra nel suo peregrinare. La ninfa Calipso, che vorrebbe sposarlo e con la quale rimane per sette anni, ma non sposa perché sta compiendo un viaggio alla scoperta di se stesso; un viaggio per scoprire i limiti della natura umana: accettare l'immortalità offertagli dalla dea toglierebbe senso alla sua vita. Circe, la maga che con una bacchetta magica trasforma gli uomini in porci e con la quale Ulisse rimane un anno. Queste figure femminili sono seduttrici e sono tali perché cantano (mentre le donne nel mondo di allora dovevano parlare solo se interrogate), vivono da single, e sono intraprendenti verso il sesso forte. Così anche per le sirene che, diversamente da come siamo abituati a immaginare, ha precisato la Cantarella, in Omero non hanno la coda di pesce, ma la testa di donna e il corpo di uccello (acquisteranno infatti la coda di pesce solo nel Medioevo), l'arma di seduzione è il canto. Quindi Omero divide le donne in due categorie: donne oneste e no e da questo noi possiamo facilmente comprendere la posizione delle donne nell'antica Grecia.
L'insegnamento finale dell'Autrice è che in Omero c'è una doppia morale: una per le donne e una per gli uomini. Mentre Penelope è a casa ad aspettare, Ulisse viaggia per vent'anni e ha delle avventure; ma in Omero non c'è riprovazione o biasimo per questo. E bisogna tener conto che la poesia allora aveva una funzione educativa, trasmetteva di generazione in generazione il patrimonio culturale; attraverso essa gli ascoltatori imparavano regole e modelli di comportamento e per questo motivo ancora oggi l'Odissea ci aiuta a comprendere la storia. Proprio su questo tema si sviluppa il nuovo libro della Cantarella, "Itaca", edito da Feltrinelli.


Sala Gialla, venerdì 07 maggio, ore 10.30

• Venerdi' 7   

LECTIO MAGISTRALIS DI PIERGIORGIO ODIFREDDI: “I GRECI? MATTI DA LEGARE

Omero, l'Iliade, l'Odissea? Roba da pazzi! Alla Fiera Internazionale del libro di Torino è bastata meno di mezz'ora a Piergiorgio Odifreddi per far scendere dall'Olimpo alcuni veri e propri punti di riferimento della nostra formazione liceale e per farci capire - quando ormai qualche capello bianco affiora in testa - che forse non era il caso di prendersela più di tanto per un"tre meno, meno" in una versione di autori greci.
L'occasione su questo ripensamento del tempo perduto è stata la lectio magistralis dal titolo L'altra Grecia, quella vera: teoremi, non vinti, in programma Venerdì 7 Maggio.
A presentare Odifreddi, matematico e docente di logica presso le Università di Torino e Cornell è un entusiasta Ernesto Ferrero: "Sono contento che Piergiorgio sia qua con noi, è uno dei pochi che cerca di abbattere i confini tra le due culture, quella scientifica e quella letteraria".
Odifreddi non si fa cogliere in fuorigioco e mette a segno il suo primo goal: "Lasciatemi dire finalmente quello che penso,: anch'io, nel mio piccolo, sono un fondamentalista e non ho alcuna difficoltà ad ammettere la superiorità della cultura scientifica e spero che le due culture rimangono ben separate". Così, con la giusta dose di ironia e sarcasmo, il professore sale in cattedra e inizia a mettere sotto processo la cultura classica greca.
Il pubblico segue con interesse e divertimento il ragionamento di Odifreddi, che sa conquistare la platea con una sorprendente consapevolezza dei tempi comici. La tesi dell'assoluta irrazionalità della cultura umanistica greca, e la demolizione dei suoi miti, è sostenuta attraverso battute e punzecchiature, passando per rimandi a libri come I Greci e l'irrazionale di Dodds e La cultura greca e l'origine del pensiero europeo di Bruno Snell.
"La cultura greca è ricca di riti e di superstizioni, ma la sua irrazionalità non si ferma qui - sostiene - nell'Iliade e nell'Odissea gli uomini parlano con gli dei, provate voi ad andare dal vostro medico dicendogli che avere parlato con Athena o magari avete visto la Madonna?!". Sul banco degli imputati anche Socrate: "Ma cosa sarà mai questo demone che sentiva nel suo animo?" si chiede il relatore, scusandosi con i colleghi del filosofo greco, eventualmente presenti in sala.
Al professore piace giocare all'attacco, ben sapendo che il pubblico sta volentieri al gioco. Arrivano così le bordate contro l'esoterismo, la magia, gli oroscopi, la lettura dei sogni: aspetti del costume e della cultura dei nostri giorni che affondano le radici nella tradizione ellenica. La domanda nasce spontanea:"Ma se la cultura greca è così irrazionale perché ha inciso e incide cosi tanto sui nostri pensieri?". Pronta la risposta dello scienziato e del matematico: "Perché quella tradizione forma la base strutturale e concettuale di fenomeni che hanno permeato la civiltà occidentale come la psicanalisi o la religione". All'uomo di scienza, secondo Piergiorgio Odifreddi, non resta, quindi, che rapportarsi criticamente con questi fenomeni in nome della ragione e della sperimentazione. Va bene, ma a quale "santo" votarsi? C'è l'imbarazzo della scelta: da Pitagora ad Euclide. La riscossa, insomma, arriva sempre dalla Grecia.


Spazio Ragazzi, venerdì 07 maggio, ore 11.30

• Venerdi' 7   

URI ORLEV: LA GUERRA VISTA CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

"Signora maestra chi è quel signore con i baffoni bianchi?". Il tempo di accendere i microfoni ed è subito soddisfatta la curiosità di uno dei tanti ragazzini delle scuole elementari e medie, presenti allo Spazio Ragazzi della Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Quel signore è Uri Orlev, lo scrittore polacco di origine ebrea che ha saputo raccontare la guerra dal punto di vista dei bambini, utilizzando l'arma della fantasia per esorcizzare quelle armi che seminano sangue, sterminio e dolore.
L'autore di L'isola in via degli Uccelli, di Gioco di sabbia e di molti altri libri per ragazzi prende in mano il microfono, accoglie i ragazzi con un sorriso caldo e cordiale e inizia a raccontare una storia. E' la storia di un bambino che sognava di eroi e guerrieri: "Da ragazzo mi piacevano le storie di guerra e prima di scegliere un libro chiedevo prima alla bibliotecaria se faceva paura" afferma Orlev.
Quella guerra letta e fantasticata dal piccolo ebreo di Varsavia stava per colpire come un uragano l'Europa: "Mi chiedevo perché mai non riuscissi a vivere quelle avventure che leggevo sui libri" sottolinea lo scrittore. Le truppe di Hitler invadono la Polonia e si prefigura la tragedia dell'Olocausto: "Ad un certo punto dalla scuola mi fecero sapere che non avrei potuto più frequentare le lezioni perché ero un bambino ebreo. Per me si trattava di una festa: detestavo la scuola ed ero il peggiore della mia classe!". Un regalo del destino che presto si trasforma in un incubo: il fuoco su Varsavia, gli attacchi agli ebrei. "Con la mamma e con il nonno lasciammo la nostra casa, in strada mi accorsi che una donna stava prendendo fuoco, ma mia madre fece di tutto per non farmi vedere lo spettacolo".
Gli occhi di un bambino, però, sono veloci e la sua mente è un fulmine a cogliere la realtà: "Da quel momento capii che la guerra aveva lasciato le pagine dei libri per entrare nella mia vita".


Spazio Ragazzi, venerdì 07 maggio, ore 11.30



• Giovedi' 6  

INAUGURATA L'EDIZIONE 2004 DELLA FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

"Il vento è sempre favorevole per chi sa dove va" - con una citazione di Seneca e un invito all'ottimismo Rolando Picchioni, Segretario Generale della Fondazione per il Libro, ha dato il via alla Fiera Internazionale del Libro di Torino che il Lingotto ospita da oggi al 10 Maggio."La Fiera 2004 ha tutte la carte in regola per essere ricordata" ha sottolineato Picchioni, ponendo in primo piano il punto di forza della Fiera di quest'anno: la capacità di intuire le nuove sfide che attendono il libro e di presentarle secondo diversi percorsi tematici, accompagnando il visitatore in una navigazione ipertestuale e ramificata fra i 1.200 espositori e le centinaia di migliaia di titoli, idee ed esperienze.Una Fiera, dunque, viva, dinamica e pronta ad affermare la sua vocazione internazionale e la sua attenzione per il rapporto del libro con altre forme di comunicazione. Da qui il potenziamento dell' International Book Forum e la creazione del nuovo Book Film Bridge: il luogo dove - secondo le parole di Picchioni - il libro realizza la propria metempsicosi multimediale diventando film, fiction, audiovisivo. Una Fiera, nel contempo, ben radicata nel suo territorio. Da qui l'apertura in città di un Sesto Padiglione al Borgo San Paolo, uno dei quartieri simbolo della Torino del lavoro, della cultura e dell'impegno sociale. Il legame tra la Fiera e Torino è stato ribadito dal sindaco Sergio Chiamparino, presente all'inaugurazione nella doppia veste di primo cittadino e di Presidente in carica della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. "Come ogni anno la Fiera rinsalda il rapporto tra il libro e la gente" - ha ricordato il sindaco  che ha poi puntato l'attenzione sull'importanza della cultura come forma di investimento per una città come Torino che punta a uno sviluppo multidirezionale. Il microfono è poi passato a Petros Tatoulis, viceministro della Cultura della Grecia, il Paese ospite di questa edizione. Tatoulis ha ricordato le comune radici mediterranee dell'Italia e della Grecia e gli scambi di uomini, di idee e di culture che hanno caratterizzato nei secoli il rapporto tra i due paesi. Ernesto Ferrero, direttore editoriale della Fiera, si è soffermato sulla crescita del numero dei piccoli e dei giovani editori, offrendo un esclusivo omaggio a Martina Mondadori, madrina di questa edizione: un bouquet di rose di una varietà creata apposta per  quest'occasione che porterà il suo nome. Con il suo sorriso, gentile e immediato Martina è il testimone ideale per questa edizione dedicata al riso e al buonumore: "Leggere un libro è una gioia - ha affermato la Mondadori - ed il mio impegno è quello di diffonderlo tra i giovani. La compagnia di un libro è un'esperienza unica e importante per ognuno di noi e non vi nascondo di sentirmi molto fortunata per essere nata e cresciuta in mezzo ai libri".Parole di incoraggiamento e di apprezzamento per l'editoria giovane e in particolare per quella femminile sono state pronunciate dal Presidente della Provincia di Torino Mercedes Bresso che ha ricordato la fatica e l'entusiasmo dei suoi cinque anni trascorsi a capo della Fondazione della Fiera. Soddisfazione anche da parte del Presidente della Regione Enzo Ghigo: "la Fiera quest'anno si presenta molto viva e stimolante; la ricchezza degli appuntamenti è tale da mettere in difficoltà anche i visitatori più esigenti". L'edizione 2004 si è aperta, infine, all'insegna della commozione con un tributo e un riconoscimento a Guido Accornero, ideatore insieme con Angelo Pezzana  dell'allora Salone del Libro di Torino. "Oggi sono ancora emozionato come nel 1988 - ha commentato Accornero, tornando indietro con la memoria - diciassette anni fa sembrava una pazzia organizzare una manifestazione del genere a Torino e investirci del denaro, ma io ed Angelo ci credevamo fino in fondo ed eccomi oggi qui a sentire di nuovo l'odore dei libri e il rumore delle pagine che vengono sfogliate". Un profumo di casa anche per chi fino a lunedì 10 maggio visiterà la Fiera Internazionale del Libro di Torino aperta dalle 10.00 alle 23.00


Dalla Fiera, giovedì 6 maggio 2004, ore 11

• Giovedi' 6  

RicordeRAI UN ALBUM PER RICORDARE 50 ANNI DI TELEVISIONE

La presentazione del libro RicordeRAI di Barbara Scaramucci e Claudio Ferretti, edito da RAI ERI, comincia da una galleria di immagini in bianconero dei personaggi che hanno fatto la TV italiana, un percorso fotografico che accompagna gli spettatori che arrivano numerosi in Sala Gialla, teatro dell'incontro. Nel giorno di inaugurazione dell'edizione 2004 della Fiera del Libro la presentazione di RicordeRAI è il primo dei numerosi appuntamenti dedicati alla Televisione, l'Evento Speciale di questa edizione 2004. Tra i relatori uomini di televisione e personalità politiche: oltre agli autori, sono presenti Piero Angela, Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino, Enzo Ghigo, Giancarlo Magalli, Giuseppe Marchetti Tricamo, Marcello Veneziani. A intervallare la presentazione, ci pensano i collegamenti telefonici con due uomini di tv come Pippo Baudo e Simona Ventura.RicordeRAI non è solo un libro, ma un documentario, "uno spettacolo in 870 immagini che racconta la nostra memoria personale e collettiva". La sequenza dei momenti belli, brutti, divertenti, amari, per capire come la comunicazione dei suoni e delle immagini dal 1924 al 2004 ha cambiato la nostra vita attraverso gli occhi della televisione.I saluti di benvenuto coincidono con il collegamento in diretta con la trasmissione radiofonica "La Tv che balla" di RadioRai, un giusto omaggio alla sorella maggiore (di trent'anni) della televisione: la radio che festeggia 80 anni. Ospiti Marco Dose e Antonello Presta, veterani della radio.Il convegno è l'occasione per fare il punto sulla televisione, una carrellata di ricordi attraverso i racconti degli ospiti. Piero Angela, prende spunto da una foto che appare sul maxischermo, ritratto in versione pianista all'esordio della sua carriera (datata 1951). "Ho cominciato dalla radio, proprio dalla sede Rai di Torino. Era chiaramente una Rai molto diversa" confessa Piero Angela che aggiunge "La Rai è lo specchio del paese, non è qualcosa di anomalo rispetto ad esso. Il compito della tv non è fare cultura, ma divulgazione culturale". Anche Giancarlo Magalli associa la città di Torino ai suoi esordi televisivi, ricordando con umorismo l'esperienza con Troisi nel programma Non Stop (1977). E se Pippo Baudo condanna l'abuso nella tv contemporanea dei "format che omologano e impoveriscono il linguaggio", Simona Ventura chiude il suo intervento con un invito alla lettura di un buon libro "nei casi in cui i palinsesti siano noiosi". Un invito molto gradito dal pubblico. Un applauso unanime sottolinea le parole di Marcello Veneziani che ricorda il grande Nando Martellini, come "anello di continuità tra la radio e la televisione".Concordi le parole delle autorità presenti (il presidente della Regione Ghigo, il presidente della Provincia Bresso e il sindaco Chiamparino), affinché la città di Torino con le sue competenze in materia continui a recitare un ruolo da protagonista anche nei prossimi 50 anni della Televisione. Sala


Gialla,  giovedì 06 maggio, ore 12
• Giovedi' 6  

iNAUGURATO IL SESTO PADIGLIONE DELLA FIERA

Alla presenza delle autorità cittadine, provinciali e regionali e del segretario della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura Rolando Picchioni, si è inaugurato oggi alle ore 15 ai Giardini Fergat, di fronte alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il cosiddetto VI Padiglione della Fiera Internazionale del libro, una delle principali novità dell'edizione 2004..
Per la prima volta nella sua storia la Fiera del Libro si estende e si apre alla città animando le vie di un quartiere, con momenti di spettacolo, incontri con gli autori nelle scuole, aperitivi letterari, presentazioni di libri, dibattiti.
Teatro di tutte queste iniziative è il Borgo San Paolo, cuore storico della Circoscrizione III.
Il Sindaco Sergio Chiamparino ha sottolineato il carattere di sfida che connota questa iniziativa, che non ha eguali nel panorama delle fiere librarie: coinvolgere la popolazione di un quartiere facendola diventare protagonista e non soltanto spettatrice passiva di un evento culturale. Ha inoltre evidenziato come di questi tempi sia importante trasmettere alle giovani generazioni l'importanza del libro, che per quelli della sua generazione è stato un compagno da apprezzare nel tempo: "mi capita di riaprire libri che hanno segnato la mia formazione e di rileggere con emozione gli appunti scritti allora a margine delle pagine".
Il Presidente della Circoscrizione Michele Paolino, dopo avere ringraziato il suo gruppo di lavoro per l'impegno profuso nella realizzazione dell'iniziativa, ne ha sottolineato il significato. Un'iniziativa che è un segnale importante per l'intera città, una città che sta cambiando e che comunica questo cambiamento mediante alcuni luoghi simbolo. Non a caso per l'inaugurazione del VI Padiglione della Fiera è stata scelta la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, una ex fabbrica ora luogo di produzione di cultura, uno dei luoghi che rappresenta l'evoluzione in atto, fondata soprattutto sulla "riconversione culturale".
Anziché il tradizionale taglio del nastro, l'apertura del VI Padiglione è stata segnata dal lancio di mille palloncini colorati liberati in aria dai bambini del quartiere. La presidente della provincia Mercedes Bresso ha invitato i ragazzi a pensare al loro libro o al loro personaggio preferito, per farli volare liberi nel cielo.
A conclusione della cerimonia, due giovani attori della Scuola del Tetro Stabile hanno letto alcune pagine scelte in precedenza dagli studenti del quartiere.


Sala Stampa Fiera Libro

• Giovedi' 6  

ALLA FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO IN RICORDO DI PEPPO PONTIGGIA

I grandi scrittori sono in continuo aumento, scarseggiano invece gli scrittori". Ernesto Ferrero -direttore editoriale della Feria del Libro - ha voluto ricordare così Giuseppe Pontiggia, citando una tra le più pungenti e acute osservazioni dello scrittore milanese, scomparso poco meno di un anno fa.
"A Peppo sarebbe piaciuta questa edizione della Fiera dedicata al riso e all'ironia - ha proseguito Ferrero nell'incontro dedicato a Pontiggia, in programma nella Sala Azzurra. In primo piano l'impegno dell'autore di Vivi due volte come consulente della Fiera: "Giuseppe Pontiggia insieme ad un altro amico scomparso, Emilio Tadini, ha offerto un grande contributo alla crescita e allo sviluppo negli anni in cui questa manifestazione viveva una delicata fase di trapasso". La memoria di Ferrero va agli incontri in casa Pontiggia: "Si discuteva, si progettava in un clima di allegria ed i pranzi diventavano un'esperienza irripetibile". L'accento passa poi al saggista, al profondo antropologo del linguaggio e al fustigatore dei luoghi comuni e delle sudditanze psicologiche: "La sua intelligenza - ha concluso Ferrero - ci fa sentire ancora oggi più intelligenti di quanto tutti noi in realtà siamo".
"Ricordare Peppo oggi qui a Torino ci riempie di gioia e nello stesso tempo di dolore " ha affermato Renata Colorni, curatrice dei Meridiani di Mondadori dedicati alla sua opera omnia. La Colorni ha colto l'occasione per ricordare la collaborazione attiva dello scrittore a questa pubblicazione, puntando l'attenzione su una caratteristica fondamentale: "Se nella produzione di altri autori si può individuare un confine tra narrativa e saggistica, in Pontiggia questo confine non c'è. Peppo sapeva muoversi con disinvoltura in questi due campi della letteratura attraverso continue contaminazioni: un aspetto che testimonia la complessità della sua opera".
Un uomo sobrio, gentile e misurato. Questo è il ritratto di Giuseppe Pontiggia, emerso dalle parole di Riccardo Chiaberge de Il Sole 24 Ore: "Ci siamo incontrati per la prima volta vent'anni fa al Corriere della Sera. Ero arrivato alla pagina della cultura e mi tremavano i polsi al pensiero di dover lavorare a fianco di giganti come lui o Alberto Moravia. Peppo mi ha accolto con cordialità ed è stato per me una sorta di Virgilio che mi ha guidato tra i vizi e le virtù delle patrie lettere".
Un maestro, dunque, animato da grande passione civile: "Ricordo l'ansia - ha puntualizzato Chiaberge - con cui attendavamo i dattiloscritti per l'Album mensile del Sole 24 Ore: era un piacere unico leggerli e impaginarli". Articoli, questi, scritti da un intellettuale raffinato, capace di provare indignazione e menare fendenti su questioni scottanti della nostra storia recente: dalla situazione della giustizia italiana all'intervento americano nella guerra dell'Iraq. Forse per questo - come ha ancora sottolineato Ernesto Ferrero - vale la pena tenere sul comodino gli articoli e i libri di Pontiggia. Spazio, quindi, a un'altra citazione: "Si scrive né per sé né per gli altri. Si scrive per il sé che coincide con gli altri." Grazie Peppo.


Sala Azzurra, giovedì 06 maggio, ore 17

• Giovedi' 6  

COSTANZO RACCONTA LA NASCITA DI UN GENERE TELEVISIVO: IL TALK SHOW

Il primo degli appuntamenti del ciclo a cura di Aldo Grasso, "La società italiana nello specchio della tv", dedicati alla celebrazione dei 50 anni della televisione, è introdotto dalle parole di Ernesto Ferrero e Marcello Veneziani. Il consigliere Rai definisce questi dieci convegni dedicati alle trasmissioni televisive che hanno fatto epoca come una sorta di Decamerone.
Il tema del primo incontro è il Talk Show, protagonista il Maurizio Costanzo Show. Ad assediare di domande Costanzo, ci pensano Aldo Grasso, Alessandra Comazzi e Marcello Sorgi. Se deve essere una celebrazione dei cinquant'anni, è giusto partire un po' da lontano. Maurizio Costanzo individua infatti la nascita del talk show in "Bontà loro" (1976), spettacolo in diretta di seconda serata (costo per puntata 300.000 ?). Un esperimento di successo che sorprese un po' tutti, anche l'allora presidente Rai Ettore Bernabei che prima della nascita del programma disse a Costanzo: "Tanto gli italiani alle 22.30 vanno a dormire?". Tempo due serate e "Io e Guglielmi dopo la seconda puntata con circa 13 milioni di spettatori ci chiedemmo cosa avessimo combinato?". Semplice. Era appena nato un nuovo genere televisivo: il talk show. Incalzato dalle domande di Alessandra Comazzi, Costanzo si sofferma sulla situazione attuale dei palinsesti televisivi condannando l'uso e l'abuso del format dei reality show. "Non si possono fare tre reality show in prime time in una settimana", e soprattutto con certi contenuti sottolinea Maurizio Costanzo.
Marcello Sorgi individua l'elemento della contaminazione nello stile di Costanzo "scrittori e ballerine, politici e Platinette, tutti insieme appassionatamente". Mentre il conduttore prevede la prossima frontiera del talk show nell'appropriazione del mezzo televisivo da parte del pubblico: "Sono sempre più convinto che tra poco tempo saranno le persone comuni a condurre i talk show: io lascerò le chiavi a loro, al pubblico non basta sorridere, si vuole appropriare dello spazio televisivo e spesso le storie delle persone anonime sono le storie più belle".
Ma l'aspetto più importante che va rispettato anche in un talk show è quello liturgico, il talk show è una liturgia. "C'è una liturgia dell'inizio e della fine che va rispettata. Come un dovere è rispettare il patto con gli spettatori: quando il pubblico decide di non guardarti, non c'è più niente da fare, decade questo patto".
"Ma non molli mai?" chiede in conclusione la Comazzi, Costanzo, che a Torino è presente anche in veste di autore per presentare il suo nuovo libro "Chi mi credo di essere", sornione promette "quando il pubblico si stuferà, lascerò, ma per ora vado avanti, che devo fare?


Sala Gialla, giovedì 06 maggio, ore 18.30

• Giovedi' 6  

BUIO IN SALA, PARLANO LE EMOZIONI: SUL PALCO IL FESTIVAL DI POESIA GRECA E ITALIANA

La tentazione è forte. Chiudere gli occhi e immaginarsi di trovare per le vie della Plaka a sorseggiare ouzo o ad ammirare il tramonto dall'Acropoli, facendosi accarezzare dalla brezza levantina. Complici le note dolci, raffinate e malinconiche del mandolino di Ludovikos Ton Anoghìon. Il musicista cretese e il suo gruppo - che da anni compiono un'opera di rilettura della tradizione musicale ellenica - hanno aperto il Festival della poesia greca e italiana alla Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Perché proprio la musica in un incontro in cui la parola avrebbe dovuto farla da padrona? "Non c'è da meravigliarsi - ha sottolineato all'inizio della serata Caterina Carpinato, docente di Letteratura neogreca all'Università Ca' Foscari di Venezia - in Grecia la poesia è considerata la sintesi tra musica e parola. Non è strano, magari, trovarsi in un taxi di Atene e sentire alla radio declamare poesie a suon di musica, anche se a noi possono sembrare solo delle nenie mediorientali."
La poesia in musica lascia, poi, lo spazio alla poesia letta. Un faccia a faccia - ma sarebbe meglio dire un "verso contro verso" - tra poeti italiani e greci che coinvolge ed emoziona il pubblico. Eros, passione, nostalgia: questi sono solo alcuni dei temi che emergono tra le righe di Katerina Aghelaki Rooke ed Ermanno Krumm e, poi, via via, di Roula Alavera e Tiziana Alavera, Nasos Vagenas ed Eliza Biaggina, Haris Vlavianos e Vivian Lamarque.
Le parole sembrano volare al di là e al di qua del Mediterraneo e ritrovarsi unite nella comune radice culturale. Questo è l'aspetto più interessante che emerge in questo Festival. Una sensazione ben espressa da Ermanno Krumm: "Sarebbe bello approfondire questa opera di contaminazione fino a creare, quasi una lingua unica, un unico modo di espressione". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Caterina Carpinato che, tra una lettura e l'altra, ha accompagnato il pubblico alla scoperta della poesia greca: "Si tratta di una forma culturale che è profondamente legata alle proprie radici linguistiche. La lingua di Omero e il greco odierno sono molto più vicini di quanto lo siano l'italiano e il latino".
Una poesia che viene da molto lontano, ma è nello stesso tempo ben radicata nella storia recente e del costume di quel paese: "La storia in Grecia si scrive anche attraverso la poesia. - ha osservato la Carpinato - L'occupazione italiana durante la seconda guerra mondiale o il periodo dei Colonnelli hanno segnato la vita di generazioni di intellettuali che hanno trovato nei versi un'importante forma di testimonianza".
Il viaggio alla scoperta dell'anima greca continua e la parola cede di nuovo la scena alla musica. A scaldare l'atmosfera sono le corde vibranti del violino di Evanthìa Rebùtsika, autrice di colonne sonore per spettacoli televisivi e teatrali. La sua musica avvolge la sala fino alla fine della serata. Le luci si riaccendono, ma l'emozione non sembra svanire. Un successo.


Sala Azzurra, giovedì 06 maggio, ore 20.30

• Giovedi' 6  

LIBRI E TV UN MATRIMONIO IMPOSSIBILE? NO, MA DIFFICILE

Nell'edizione 2004 della Fiera del Libro in cui la Tv è l'Evento Speciale, viene naturale interrogarsi su quale sia il rapporto tra i libri e la televisione. Su questo conflittuale tema sono intervenuti Massimiliano Fasoli, Aldo Grasso, Angelo Guglielmi, Gabriele Vacis, Marcello Veneziani, interrogati da Giovanna Zucconi. Diverse opinioni a confronto e un punto saldo in comune: il rapporto tra libri e tv non è un matrimonio facile, ma non bisogna per questo confinare la cultura in una nicchia.
Per Grasso, il rapporto tra libri e tv, storicamente, nasce con un vizio di fondo: "spesso la trasmissioni che si occupano di libri sembrano delle riviste, avulse dal contesto televisivo di cui ignorano il linguaggio". Uno dei problemi - sottolinea il critico del Corriere della Sera -  è la "maschera di inadeguatezza" che la cultura, non solo i libri, non riescono a calarsi dal volto.
Angelo Guglielmi racconta i suoi tentativi con programmi dedicati ai libri come "Babele" e "Pickwick". Esperimenti con risultati diversi. "Babele", pur raggiungendo un'alta percentuale di pubblico, provocava solo un'accelerazione delle vendite di libri, non un aumento, mentre "Pickwick", grazie anche allo stile narrativo di Alessandro Baricco, è riuscito a farsi apprezzare soprattutto dai giovani.
Massimiliano Fasoli presenta il caso di Cult Network, canale culturale di Sky, di cui è direttore, mentre il regista Gabriele Vacis mette in luce come la difficoltà del matrimonio sia dovuta alle esigenze dell'Auditel e a una certa tendenza edonistica della tv a guardare a sé stessa.
Marcello Veneziani, membro del Consiglio di Amministrazione RAI, individua una zona di confine tra libri e tv, una sorta di spazio in cui "la tv pubblica deve cercare di invogliare alla lettura". Per portare a termine questa missione bisogna "ricorrere a campagne di promozione del libro", ma anche cercare di "inserire il libro nella quotidianità". Anche a livello di "messaggi subliminali, se c'è bisogno".
Dopo l'interrogativo condiviso dall'attento pubblico "ma perché in tutti gli sceneggiati non compare mai una biblioteca?" Grasso cita l'invito di Pier Paolo Pasolini rivolto ai dirigenti televisivi: "fare caroselli sui libri".


Sala Rossa, giovedì 06 maggio, ore 16.30

• Giovedi' 6  

LE PRESENZE DI GIOVEDI’ 6 MAGGIO 2004

Presenze il 1 giorno di fiera 2003: 24.031
Presenze il 1 giorno di fiera 2004:  30.318


Si apre con un record di presenze la Fiera Internazionale del Libro edizione 2004. Giovedì 6 maggio 2004 sono stati registrati 30.318 visitatori, mentre l'anno precedente erano stati 24.031. Si tratta di una crescita del 26% che consolida il trend positivo degli ultimi anni. E' un dato particolarmente significativo per gli organizzatori della Fiera in quanto conferma il gradimento del pubblico ai cambiamenti apportati alla formula della manifestazione.


Dalla Fiera, venerdì 7 Maggio 2004
 
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